
Una notizia con poco appeal...? Forse. Ma segno dei tempi ed esempio di strategia perfetta...
Arrivano dalla Romania le prime foto "rubate" del SUV marchiato Dacia. Si basa sulla meccanica della Nissan Qashqai /X-Trail e su componentistica Renault (che possiede Dacia al 100%).
Non è spiacevole esteticamente, sarà senz'altro robusta come lo è la Sandero, e soprattutto avrà un prezzo veramente basso (la mia stima? Sotto i 15mila euro).
Ricordo che Dacia, con la sua strategia di offrire auto di sostanza, senza fronzoli, con prezzi abbondantemente al di sotto di qualunque concorrente, ha avuto in Italia un aumento di vendite di oltre il 200% (si 200%, non 20%) nell'ultimo anno, nonostante la crisi e anzi grazie ad essa.
E la Casa madre Renault sopravvive alla congiuntura e al crollo di tutti i mercati grazie soprattutto al marchio rumeno, che sta generando ottimi profitti.
Ricetta: pochi fronzoli, prodotti che coprano le nicchie più di tendenza, utilizzo di componenti Renault della penultima generazione, condivisione di meccanica con altri modelli, costruzione in Romania dove Dacia dà lavoro a decine di migliaia di persone ed il costo del lavoro è più basso che nella maggior parte d'Europa. E naturalmente, attenzione all'ecologia e alimentazione a GPL offerta su tutti i modelli.
E poi dai l'altra crossover di casa, ovvero la Sandero Stepway, è anche simpatica!
Ora il Gruppo Volkwagen farà retromarcia con Skoda, trasformandola in un brand simile? E Fiat farà lo stesso rispolverando il marchio Innocenti? Vedremo...
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RispondiEliminaScopro con dispiacere che non si può modificare i commenti. Nemmeno dopo anni. Peccato. Lo avrei modificato non per dire che mi piaccia la Stepway, che rimane brutta secondo me, ma per dare maggiore spessore all'argomentazione relativa al fatto che trovo sbagliato delocalizzare in paesi come Cina, India, Romania, ecc... Questa pratica, sempre più diffusa, porta a prodotti più economici, ma porta anche ad una popolazione nazionale del paese di origine più povera, perché privata della produzione di beni, normalmente prodotti da aziende ben strutturate e quindi, come deduzione semplicistica, di qualità. In pratica si sostituiscono beni più costosi con beni più economici, al prezzo, per il paese di origine, di un impoverimento generale, con un effetto, nel medio periodo, di non creare alcun effetto positivo per chi vive e lavora nel paese di origine (minori costi, ma minore reddito) se non forse quello di avere beni prodotti da una manodopera inizialmente meno qualificata e quindi, in buona sostanza, più scadenti. Nel lungo periodo accade inoltre che il know-how portato all'estero dalle aziende che decentrano la produzione si diffonda, con un aumento della competitività della produzione del paese in via di sviluppo. L'aumento di conoscenza crea in sostanza una maggiore concorrenza sul piano delle tecnologie, che sono spesso accompagnate ad un mercato del lavoro meno strutturato e con meno tutele per i lavoratori. Tutto ciò crea le condizioni per avere costi produttivi concorrenziali. Se si pensa a paesi come ad esempio l'Italia, si è potuto assistere negli ultimi anni ad un generale impoverimento della popolazione, a un significativo aumento della disoccupazione, a un forte calo del salari (in termini reali) e infine a un consistente aumento della circolazione di beni prodotti all'estero.
RispondiEliminaSe da un punto di vista di un mercato globalizzato un riequilibrio della ricchezza è del tutto auspicabile, se ci si mette nell'ottica di paesi come Francia, Italia, Inghilterra, Stati Uniti, etc... che occupano, o hanno occupato, una posizione dominante sulla scena economica mondiale, io credo che questo fenomeno sia tutt'altro che auspicabile. Ci sono però paesi che hanno fronteggiato meglio questo fenomeno. La Germania ad esempio ha mantenuto la parte più rilevante della propria produzione entro i confini nazionali, giustificando alti redditi con elevata qualità e specializzazione. Ciò ha permesso ai residenti/lavoratori tedeschi di mantenere un elevato potere di acquisto e di acquistare quindi i prodotti che escono dalle fabbriche tedesche. Non ho sotto mano i dati, ma non credo che la quota di produzione della Skoda, che in effetti con macchine (come la Yeti) dai prezzi super competitivi ha intrapreso in qualche modo la via della Dacia, sia quella che ha salvato la VW in questi anni. Vedo inoltre che BMW ha continuato ad innovare e che i tedeschi si possono ancora permettere di acquistarne una. L'Italia non si è accorta della opportunità (come paese) di sostenere i redditi. Non ha fatto sistema ed ha lasciato in questi anni che le aziende potessero fare ricorso di alla forma più economica possibile di remunerazione del lavoro. Anche il fatto di eliminare prematuramente le barriere che impedivano il libero traffico delle persone (oltre che delle merci) con alcuni degli ultimi paesi che si sono aggiunti alla UE ritengo sia stata una mossa che non abbia favorito nessuno se non, a parte ovviamente i possibili emigranti da questi paesi in cerca, giustamente, di maggior fortuna, le sole aziende in cerca di lavoratori non specializzati. Aumentare l'offerta di lavoro a basso costo riduce ulteriormente il costo di questo lavoro, diminuendo in buona sostanza il reddito della popolazione residente. Da un punto di vista delle economie nazionali (non delle aziende specifiche) questo mi sembra un discreto autogoal.