
Nel giorno in cui il Gruppo Ferretti comunica l'avvenuta ristrutturazione del debito e il nuovo assetto, un'altra grande azienda, la Porsche, attraversa dei grandissimi cambiamenti.
Dal 1993 Porsche significa soprattutto un nome: Wendelin Wiedeking. Quando questo tedesco fu nominato Presidente e CEO, la casa di Zuffenhausen era in una crisi profondissima e a rischio bancarotta. Anno dopo anno, il suo top manager - noto anche per l'approccio al lavoro sempre positivo e per il costante buon umore - ha portato l'azienda ad essere nel settore quella con la più alta profittabilità e il più alto utile per vettura. Al mondo.
Non è un caso che sia stato per 5 anni di fila, fino al 2009, nella top 7 dei manager più influenti nel mondo dell'automobile.
Personalmente, ritengo che solo Sergio Marchionne abbia dimostrato delle capacità al suo livello.
Eppure...eppure Wiedeking ha peccato di ὕβρις. L'editoriale di Franz Botré su Monsieur di questo mese parlava di Galileo e dell'importanza dell'essere umili. Ecco, a lui è mancata forse la giusta umiltà, quando si è messo in testa che Porsche avrebbe comprato Volkswagen. Capita raramente che il piccolo si mangi il grande, e infatti nonostante i proclami di pochi mesi fa che dicevano di una quota del Gruppo in mano alla Porsche che sarebbe arrivata al 75%, i nodi sono arrivati al pettine.
Certo ha influito anche la pesante recessione, ma per l'OPA ostile il Presidente ha caricato l'azienda di 8 miliardi di debiti. Che, con i costi finanziari, sono ora arrivati a quasi 10 rendendo la situazione pericolosissima. E cosa è avvenuto? Che grazie anche al potentissimo Ferdinand Piech, capo del comitato di sorveglianza del Gruppo VW e mai amico di Wiedeking, la Volkswagen si è offerta di risanare il debito di Porsche ed acquisirne così la quota di controllo. Quasi paradossale come ribaltamento di ruoli...
Pertanto, oggi uno dei più importanti manager degli ultimi 20 anni si trova a spasso, seppure con una liquidazione - dimezzata! - di 50 milioni di euro, che destinerà in parte in beneficenza.
E insieme a lui, naturalmente, se ne va anche il CFO Holger Härter (con 12,5 milioni).
Al timone arriva il responsabile prodotto Michael Macht, artefice di tanti modelli di successo dal 1990 ad oggi.
Ma soprattutto l'assetto azionario è profondamente mutato: da Azienda di fatto autonoma, potente, con la prospettiva di controllare il più grande gruppo automobilistico d'Europa, ora Porsche si trova controllata da Vokswagen con il 49,9%, mentre un altro 20% sarebbe in mano al Governo del Qatar. E presto a Wolfsburg potrebbero decidere di comprare le restanti quote.
Dalle stelle alle stalle? Forse si, da un punto di vista di orgoglio e dimostrazione di potenza. Ma forse, ridimensionate le ambizioni, si continuerà sulla strada industriale tracciata da Wiedeking, che è stata una crescita continua verso l'eccellenza (ricordo per esempio che Porsche è la Casa al mondo con le più basse emissioni di CO2 in rapporto alla potenza dei motori). Questo deve continuare a fare Porsche, ovvero automobili al top di tecnologia, qualità, guidabilità. Non lanciarsi in spericolate avventure finanziarie.










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